Due parole che sembrano stonate se nella stessa frase, invece capita molto più spesso di quello che uno pensi… almeno a me!

Da un po’ ho scoperto che mi piace cucire piccoli oggetti colorati e un po’ magici. Poi li regalo o li tengo per me. Sempre da un po’ sto cercando di creare una mia attività da aggiungere al mio lavoro attuale che mi consenta di guadagnare un po’, di creare qualcosa, di sentirmi brava e indipendente.

Allora ho pensato: perché non mettere insieme queste due cose? Potrei vendere ciò che creo. Ma c’è un ma: io e la parola “vendere” andiamo poco d’accordo. Ne parlo spesso con Cinzia, Anna ed Eleonora, le mie colleghe che di lavoro vendono abbonamenti, e con le quali faccio formazione e coaching. Mi auto prendo in giro per questa mia debolezza che mi toglie tutti i miei superpoteri zen…

I soldi sono per me come la Kriptonite. Quindi pensare di mettere su una mia attività di vendita lo trovo abbastanza sfidante.

Tuttavia la voglia di creare è troppo forte e siccome ha un costo di tempo, soldi ed energie, per poter continuare devo rompere l’incantesimo.

Allora via, alla ricerca del principe, del rospo, del bacio, di non so cosa…

Le coincidenze non esistono, e il mio gioco quasi lavoro ho deciso di chiamarlo “Piccole Magie”. Me ne accorgo solo ora che scrivo, sarà un segno? Boh?

Comunque proprio oggi Emanuela, la proprietaria di un noto ristorante di livello, mi ha chiesto dei portapane e io ho provato qualcosa di strano: felicità e paura…. ma mi butto.

Si salvi chi può!