Non ho capito ancora bene, ma sento che la direzione è quella giusta.

Ancora una volta il maestro è nascosto dentro qualcosa da cui apparentemente pensi di dover fuggire. Invece no.

Ed io non so’ perché ma in questi casi sento una specie di forza che mi attrae, “Vieni qui… vedrai che troverai qualcosa di speciale, ma non posso ancora dirti cosa… ti fidi di me?”. Rispondo quasi sempre “Sì”… e provo ad andare ma non conosco la strada, tantomeno la destinazione. Faccio dei passi avanti e molti indietro… ma vado.

Il maestro di questo periodo è il dolore. Quello fisico, non emotivo… quello che ti fa sobbalzare, che ti mette di cattivo umore, che rende triste, arrabbiato e stanco tutto in una volta. Quello che ti trasforma la faccia e la vita. Lui.

Io lo tollero poco, per questo è arrivato… tra i vari maestri ora è toccato a lui. E il suo lavoro lo sta facendo pure troppo bene… Viene e va, soprattutto viene, e rimane giorni e giorni. Poi fa una pausa, giusto il tempo per farti riprendere e poi torna.

È lo scappellotto che ti dice ” Hei tu! Guarda bene… torna qui!”.

Non ci avevo mai pensato, troppo indaffarata a trovare un modo per evadere dalla lezione, in attesa della campanella, ma l’argomento del giorno non è poi così male (anche se il maestro fa cagare…).

“Torna qui”. Quando senti un dolore forte, improvviso, che dura qualche secondo poi va, che non puoi controllare né sapere quando tornerà la prossima volta, sei costretto a tornare qui.

Stai pensando a qualcosa? Stai facendo qualcosa? Ti stai preoccupando per qualcosa? Qualsiasi cosa tu stia facendo lui ti catapulta in un millesimo di secondo nel presente. Non si scappa… ma quando arriva è esattamente quello che vorresti fare: scappare.

Questa è la sua lezione, la didattica è discutibile, ma la sostanza è fantastica.

Ce la posso fare… lo so, lo sento. Lo sto facendo. Il punto in cui mi trovo è questo, a metà strada tra ascoltarlo, accettarlo, prenderlo in giro… allo stesso tempo muovermi non tanto lontano da lui, ma sempre di più verso di me.