Il malessere di questi giorni procede ma porta con se un messaggio.

Lo sento chiaramente ma non riesco ancora a decifrarlo. Parla un linguaggio strano ed è fortemente inquinato dalla paura. Sempre con me, dai toni diversi. A volte leggeri e quasi impercettibili, a momenti invece, come questo, grida talmente forte che non riesco a capire cosa dice.

Solo a senso mi sembra di intuire il contenuto delle parole, anche se di parole non si tratta. “Lascia tutto. Prima che tutto lasci te.” Ma come sempre ho il dubbio che non sia questo il reale messaggio, quanto una mia interpretazione. Se lo lascio parlare poi si calma e affiora qualcos’altro.

“Tu non sei quello che hai, tu non sei la tua sicurezza, la tua organizzazione, il tuo lavoro, la tua famiglia, il tuo corpo, la tua mente, tu non sei nulla di questo”. Allora il lascia tutto diventa, “se perdi tutto rimarrai comunque tu”.

Mi accorgo che il fuori è forte, mi distrae, mi chiama, mi conquista, e mi ferisce. Allora torno dentro per un po’ fino a che non sento il bisogno di qualcosa e di nuovo mi avventuro. Mi domando: ma non si può farlo in modo più allegro e spensierato? Perché dopo un po’ che vivo i piaceri e le sfide stimolanti del mondo fuori, mi dimentico di me? Inizio a credere di essere i miei successi, le mie capacità, le cose belle che costruisco e che possiedo, gli amori, gli affetti le meravigliose emozioni che sono capace di provare… e mi dimentico di me fino a che arriva un terremoto e mi fa intravedere lo scenario catastrofico della perdita di tutto.

Ce la voglio fare. Voglio vivere il mondo fuori ricordandomi di chi sono. La mia frase preferita, che mi fa vibrare il cuore: “remember who you are!”

La mia sfida in questa vita!