Qualche giorno fa siamo stati a Roma a visitare la cattedrale di S.Pietro.

È stata una bella gita, caldo, sole, Roma deserta e a parte qualche sbaglio strada classico delle nostre uscite fuori porta, tutto è andato bene!

Solo un piccolo inconveniente che come sempre non ha mancato di farmi notare e confermare le mie teorie sul come funzionino le cose.

Volevamo entrare nella chiesa, ovviamente. Siamo venuti apposta. Abbiamo superato controlli, metal detector, blocchi e perquisizioni, il tutto senza nessun problema.

E non era scontato! Ai vari varchi c’erano sfilze di oggetti che erano stati “sequestrati” perché non idonei (poi abbiamo scoperto che sarebbero stati restituiti all’uscita). Comunque a noi non è successo… non avevamo praticamente nulla con noi!

Ma c’è sempre un “ma”. All’ultimo controllo, proprio sulla porta della chiesa, l’ultima regola, ma una delle più ferree…

Le spalle scoperte. La sconcia ero io. Una canottiera nera con le spalline larghe, niente di sexy, era troppo per S.Pietro.

E non c’è stato niente da fare! La bancarella del milionario che vendeva i foulards era chiusa e io non potevo entrare. Ho provato con dei fazzoletti di carta ma non sono risultata abbastanza elegante e niente… la signora non può entrare.

Porca miseria, ma possibile? milioni di persone e tutte sapevano la regola, io no…

C’era gente di tutto il mondo, di tutti i colori e sono certa, anche di altre religioni. Ma tutti con le spalle coperte…

Inutile dire che Giancarlo voleva entrare comunque. Passare di nascosto, fare finta di non aver capito, insistere fino allo sfinimento. Ma non è servito.

Ok, io rimango fuori. Che devo fa? Si vede che non devo entrare. Non è un problema. Gli altri si rassegnano ed entrano, io rimango lì.

Mi giro dando le spalle alla porta e vedo la piazza. Meravigliosa, e meravigliosa la fila di persone che cerca di arrivare. Tutti a vedere la straordinaria meraviglia della chiesa più bella del mondo. Poi il sole. Caldo ma bellissimo. La giornata perfetta. Non è per niente male. Mi piace. Cerco per sedermi e mi appoggio su una colonna gigante e proprio mentre mi sento bene, mi viene l’idea: i pantaloni!

I miei pantaloni, che ho da tanti anni, hanno una caratteristica particolare che in realtà io non ho mai sfruttato, prima d’ora: si possono smontare.

La parte sotto, attraverso una zip si può togliere per trasformarli in delle orribili bermuda. Parte sotto che potevo usare come maniche finte!

Detto fatto, mi sono spogliata sulla porta di San Pietro, ho messo maniche extension e sono passata davanti al controllore delle spalle scoperte con una sicurezza mai vista!

Qualche minuto prima avevo chiamato Giancarlo per avvisarlo che avevo trovato una soluzione e che mi aspettasse all’ingresso. Era curiosissimo di scoprire come avessi fatto e quando mi ha visto arrivare è scoppiato a ridere!

La situazione è stata veramente divertente, e mi ha fatto notare come la soluzione fosse arrivata da sola quando ho accettato e apprezzato quello che era successo piuttosto che arrabbiarmi o accanirmi nella ricerca di un coprispalle.

La chiave di San Pietro è quella dell’accettazione, della resa, ma quella felice non quella rassegnata, perché altrimenti non vale. Le vittime non piacciono a nessuno, nemmeno all’Universo.